IL PARADOSSO LUCANO

Capitale umano eccellente, futuro assente


Un quadro ordinato tra numeri, contraddizioni e ruolo dell’università

Alfred Marshall, uno dei più grandi economisti della storia globale, sosteneva che il capitale più prezioso di tutti fosse quello investito negli esseri umani. Un concetto forse da chiarire nella nostra regione. Infatti, in soli cinque anni oltre 4.000 laureati lucani hanno lasciato la Basilicata, il tasso più alto nel Mezzogiorno in rapporto alla popolazione. Tanti, forse troppi. Nonostante ciò, negli ultimi tre anni l’occupazione è salita dal 52,5% al 56%. Secondo il Rapporto Svimez 2025 si tratta di un paradosso solo apparente: la regione forma competenze elevate ma non le trattiene. D’altronde, solo il 17% degli studenti sceglie l’Unibas per la magistrale, contro l’83% che va fuori. Svimez definisce questo fenomeno “trappola del capitale umano”: gli investimenti pubblici nella formazione finiscono per alimentare la crescita di altre regioni o paesi. 

La grottesca contraddizione made in LucaniaNoi ci chiediamo: perché in Basilicata non si riesce a valorizzare il proprio capitale umano? Eppure, i numeri parlano di una regione ricca di qualità intellettuale. Studenti lucani vincono premi nazionali, ingegneri progettano soluzioni innovative altrove, giovani ricercatori fanno carriera in Europa o al Nord Italia. Ma a casa, lo stesso ingegnere fa fatica a trovare un lavoro stabile, lo stesso ricercatore non trova laboratori all’altezza, lo stesso studente intuisce che il futuro, per essere tale, deve essere altrove. Ma è davvero inevitabile? O è diventata una comoda narrazione per giustificare l’immobilismo? In Basilicata si premia il conformismo, si teme chi scuote le acque e si continuerà a leggere storie di lucani di successo scritte altrove. Possiamo vantare, infatti, varie eccellenze negli ambiti più disparati: i primi a cui viene da pensare sono l’AD di MPS Lovaglio e l’AD di Ferrari Benedetto Vigna.

Cambiare la rotta per cambiare un futuro già scritto

Abbiamo bisogno di un cambio di narrazione, un cambio di rotta che può partire solo da un luogo, il grande contenitore dove sono custodite le giovani menti lucane: l’Unibas. L’ateneo lucano ha molto potenziale che però è mal sfruttato. Come possiamo pensare all’innovazione se ci insegnano a replicare, ad adattarci passivamente e non a intercettare il futuro

Siamo davanti a una tragedia culturale silenziosa. Abbiamo interiorizzato l’idea che il talento lucano, per realizzarsi, debba necessariamente emigrare. E l’università, in questo disegno implicito, diventa non un punto di arrivo, ma un terminale di partenza. Se si volesse invertire la rotta, non servirebbero miracoli, ma semplicemente coraggio. Ne parleremo ancor più approfonditamente nella pars costruens.

Bisogna ritornare a percepire l’Unibas come un investimento strategico che la Basilicata può e deve permettersi. Dobbiamo smetterla, una volta per tutte, di interrogarci su dove finiscono i migliori. E cominciare a chiederci, con ben altra urgenza, cosa stiamo facendo perché i prossimi restino.

John Fitzgerald Kennedy, indimenticato presidente statunitense, diceva che ogni società costruisce il proprio destino nel modo in cui tratta i suoi giovani. Ed è ora che anche la nostra terra se ne renda conto.

Autori

Ciao, piacere di conoscerti👋
dalla redazione di NumeroZero

Iscriviti alla nostra Newsletter per rimanere aggiornato sulle prossime pubblicazioni

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *