La Basilicata e la partecipazione alle elezioni regionali:

Un’analisi dagli anni Novanta ai nostri giorni.


Carlo Levi sosteneva che la Lucania fosse un “luogo vero”, in cui si ritrova la misura delle cose: le lotte e i contrasti, qui, sono cose vere. Sorge spontanea una riflessione: non esiste, sulla base di ciò che sosteneva lo scrittore dei dimenticati, un territorio migliore della nostra amata regione per discutere del drastico calo nella partecipazione politica e della sfiducia ormai assoluta dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
In Basilicata, ad oggi, vota meno della metà degli aventi diritto. L’astensionismo non è più un fenomeno passeggero o occasionale, ma è una triste realtà che ci accompagna a livello nazionale e soprattutto regionale; elezione dopo elezione l’affluenza cala costantemente, di pari passo con l’interesse di giovani e adulti verso la politica regionale e le istituzioni.
Sarebbe superficiale ridurre la questione ad un mero disinteresse civico o ad un’apatia generalizzata che tutta d’un tratto ha colto i lucani (e non solo) nella partecipazione e l’attenzione verso l’importanza delle elezioni. Il non voto è più di questo, è un fatto politico che merita di essere analizzato.
Attraverso un’attenta analisi dell’affluenza registrata negli ultimi appuntamenti elettorali, con non molti dati alla mano, è facile constatare come in Basilicata all’inizio degli anni Novanta la scena politica fosse dominata dal centro-sinistra con tassi di affluenza che sfioravano il 78% alle elezioni regionali del 1995. Il voto, evidentemente, veniva ancora considerato come il principale mezzo per suggellare un rapporto concreto tra cittadini e istituzioni, attraverso cui era possibile esprimere una responsabilità civica sentita.
Con l’ingresso nel nuovo millennio, cambia il paradigma storico-istituzionale grazie alla riforma del titolo V della Costituzione, varata a seguito del referendum tenutosi il 7 ottobre 2001. Con questa riforma, si va a ridefinire in maniera sostanziale il rapporto tra Stato e Regioni, le quali acquisirono maggiore potere decisionale e autonomia. L’aspettativa principale era che tale potenziamento potesse tradursi in un avvicinamento tra regioni e cittadini. Gli effetti ottenuti, però, rivelano l’esatto contrario.
Anche in Basilicata si ha un’inversione del trend di affluenza alle elezioni, destinato a calare sempre di più da un decennio all’altro. Se nel 2005, con il centro-sinistra ancora al potere, la situazione era potenzialmente recuperabile con un’affluenza attorno al 67%, il vero e proprio tracollo si ha tra il 2010 e il 2013: l’affluenza si attesta ad appena il 48%, minimo storico della nostra regione. Come è possibile che, in tempi talmente brevi, l’affluenza sia stata soggetta ad un calo così drastico?
L’affluenza ai minimi storici nel 2013 è soltanto il risultato di un processo più lungo, contornato da una crisi economica nonché da scandali come quello di “Rimborsopoli”.
In una regione già strutturalmente fragile come la Basilicata, i principali effetti della crisi economica, come disoccupazione e tagli alla spesa pubblica, non vengono percepiti come naturali effetti di un ciclo economico ma come una perdita netta di prospettive.
In quest’ottica, la ferita tra cittadini e regione si allarga sempre di più con scandali (es. Rimborsopoli) che portano ad un allontanamento progressivo dei cittadini dalla politica regionale, sentita come centro di un potere chiuso, opaco e distante dagli ideali di onestà morale e intellettuale. Lo stesso centro-sinistra, forza politica egemone della regione, risente di questo tracollo che porta alla sua lenta ma inevitabile fine il modello del partitoregione.
Pertanto, l’astensione diventa un ritiro consapevole dei cittadini; uno strumento di denuncia nei confronti di una classe politica vista e percepita come distante e poco rappresentativa.
A conferma di quest’analisi è la lieve risalita dell’affluenza alle elezioni regionali del 2019, che sfiora il 53%, dovuto principalmente da due fattori: l’ascesa del centro-destra guidato da Vito Bardi e la “novità” rappresentata dal Movimento Cinque Stelle, già presente nella competizione precedente ma nel 2019 più legittimato e consapevole di sé grazie all’esperienza di governo nazionale, capaci di recuperare la fiducia di una parte di cittadini disillusi che vedono nelle res novae un prospetto di speranza. Testimonianza del fatto che l’astensionismo e la distanza tra cittadini e regione deriva da una sfiducia sentita e non da un disinteresse generalizzato, dove la presenza di “novità” all’interno del panorama politico regionale rappresenta un’offerta credibile e capace di rompere quegli assetti cristallizzati.

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dalla redazione di NumeroZero

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