Non siamo un’emergenza


Il 5 settembre Giorgia Meloni è arrivata a Policoro. Tre giorni prima, una tromba d’aria aveva colpito violentemente il territorio, lasciando dietro di sé danni ingenti ad attività agricole, strutture turistiche e stabilimenti balneari. La presidente del Consiglio è arrivata per vedere con i propri occhi ciò che era successo e per assicurare che il Governo avrebbe fatto la propria parte. Un’immagine consueta della politica nelle periferie del Paese che riescono ad ottenere attenzione mediatica solamente in occasione di emergenze e calamità naturali e purtroppo essere lucani significa conoscere bene la marginalità e imparare a vivere al confine di un sistema che troppo spesso si dimentica dei territori quando sono piccoli o poco produttivi.

La parola vedere è forse una delle quali attraverso cui si può descrivere la nostra regione che per anni è stata raccontata attraverso le sue emergenze, le sue crisi, le sue partenze, le sue infrastrutture che mancano, i suoi paesi che si svuotano. Riappropriarsi dei nostri territori significa tornare a reclamare la nostra rilevanza, non solo occupando fisicamente le piazze, i centri storici, le periferie, le aree interne, ma soprattutto tornando a decidere cosa accade in questi spazi.

10 settembre. Il governo vara il decreto per aumentare la produzione di petrolio nazionale. La visita di Meloni a Policoro le ricorda l’altro elemento che caratterizza la rilevanza mediatica della nostra terra: il petrolio. La Basilicata è il principale territorio italiano per la produzione di grezzo, circa il 70% del nazionale. Il decreto riguarda il parere che le Regioni devono esprimere sui progetti di ricerca ed estrazione. Negli ultimi anni, diverse amministrazioni regionali, tra cui la Basilicata, hanno trasformato il silenzio in una sorta di veto di fatto.

Con il nuovo meccanismo invece è previsto che trascorsi 45 giorni dalla presentazione del progetto, in mancanza di un responso dell’amministrazione regionale, la Presidenza del Consiglio possa concedere ulteriori 60 giorni al cui termine il Governo può nominare un commissario incaricato di intervenire sostituendosi di fatto alla regione stessa.

La questione ormai non è più soltanto chiedersi se estrarre più petrolio sia giusto o sbagliato. Ancora una volta, la nostra regione rischia di essere esautorata dal proprio ruolo decisionale, perdendo la possibilità di esprimersi davvero su ciò che accade al suo interno. Chi deve assumersi la responsabilità delle scelte e quanto conta ancora la voce di chi quel territorio lo governa?

Questa domanda è ancora più urgente se si considera il legame tra il commissariamento e la dipendenza dal petrolio soprattutto considerato il contesto politico in cui ci ritroviamo che invece di investire in infrastrutture, università, ricerca, mobilità, servizi, rigenerazione urbana, imprese innovative e cultura, continua ad alimentare questa dipendenza senza considerare chi dovrà vivere il futuro senza Royalties.

I nostri amati rappresentanti troppo spesso però si dimenticano di creare le condizioni perché un giovane possa scegliere di restare senza trasformare la propria permanenza in un atto di eroismo e si continua a estrarre una risorsa dal territorio per compensare le conseguenze della sua marginalità, invece di impiegarla per superarla. Ma d’altronde riappropriarsi dello spazio significa avere una visione su ciò che quello spazio vuole diventare, e purtroppo nella nostra regione il termine visione se correlato alla politica assume solamente la sua connotazione negativa.

Per troppo tempo ci siamo abituati a una politica che arriva dopo: dopo il dissesto, dopo lo spopolamento, dopo la chiusura di un’attività, dopo una frana, dopo una tromba d’aria. Ma governare un territorio significa arrivare prima. Prima che i giovani partano. Prima che un paese si svuoti. Prima che un’impresa chiuda.

E allora la domanda non è più perché Meloni sia venuta a Policoro, ma perché debba essere successo qualcosa perché Policoro diventasse importante.

La riappropriazione degli spazi comincia quando una comunità smette di aspettare che qualcuno venga a occuparsi di lei e pretende di avere voce sul proprio futuro.

Non siamo un’emergenza.

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Ciao, piacere di conoscerti👋
dalla redazione di NumeroZero

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