I LUOGHI DEL CONFRONTO

L’impossibilità oggettiva di farsi ascoltare


La distanza tra i giovani e la politica è diventata, a Potenza come nell’intera Basilicata, una voragine angosciante. Questo distacco è il frutto di un processo storico in cui il potere locale si è arroccato attorno a una politica borghese ristretta, che negli anni ha costruito un sistema di cooptazioni silenziose, di fedeltà personali, professionali e familiari che esclude dal procedimento decisionale chiunque si trovi estraneo a suddette dinamiche.

La partecipazione giovanile viene evocata esclusivamente in prossimità delle elezioni: il momento perfetto per sostituire le promesse e gli slogan al dialogo e alla costruzione di progetti condivisi. Le nuove generazioni sono così ridotte a semplici numeri elettorali; il loro ruolo come attori protagonisti della vita pubblica viene delegittimato, svuotando di senso ogni forma di impegno civico e partecipazione.

La progressiva scomparsa della politica dai luoghi fisici della comunità è perciò una conseguenza coerente di una cultura che privilegia il controllo del consenso e che percepisce il confronto aperto come elemento di destabilizzazione di equilibri già definiti altrove: sedi tecniche, tavoli di interlocuzione tra gruppi dirigenti e segmenti del tessuto imprenditoriale producono scelte maturate in spazi chiusi presentate poi alla comunità come esiti compiuti, rispetto ai quali resta soltanto la possibilità di adesione.

Lo scollamento delle generazioni future dalla vita pubblica appare quindi come un’operazione costruita e attuata attraverso pratiche deliberate di esclusione e marginalizzazione.

Leonardo Sinisgalli, ne “I lucani”, scriveva di un popolo abituato a parlare poco e a pensare molto. Oggi questa virtù popolare rischia di finire schiacciata da un silenzio forzato imposto dalla mancanza di spazi di democrazia.

È necessario restituire dignità al dibattito pubblico, richiedendo a gran voce un ritorno della politica nei luoghi in cui la cittadinanza si esprime.

Se le comunità reclameranno con determinazione i propri spazi, anche virtuali, allora la politica non potrà più ignorare chi ha imparato a esercitare la propria voce.

Il confronto democratico non può rinascere nei corridoi ma nelle piazze, nei teatri, nelle biblioteche, nei cortili dei quartieri popolari, nei paesi dell’entroterra, nelle ormai scomparse sezioni di partito.

Occorre affermare che il potere pubblico risiede nella comunità che lo legittima: la formazione di una cultura politica richiede luoghi e strumenti a disposizione di tutti, riconoscendo la conflittualità come la vera linfa della democrazia.

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dalla redazione di NumeroZero

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