Da Zanardelli ai giorni nostri
Viaggio nell’isolamento infrastrutturale lucano
In Italia la gestione delle infrastrutture è spesso complicata da una distribuzione delle responsabilità tra più livelli: Stato, Regioni, enti locali, società pubbliche o private, imprese concessionarie e autorità di regolazione. Sulla carta questo sistema dovrebbe garantire equilibrio e controllo, nella pratica, invece, genera spesso sovrapposizioni e difficoltà di coordinamento. Il risultato di tale distribuzione di poteri è che realizzare opere infrastrutturali diventa un processo frammentato, che penalizza soprattutto le aree già più fragili, tra cui la Basilicata, che rientra pienamente in questa condizione.
Il tema di cui trattiamo, non riguarda solo la mobilità, ma la possibilità stessa di restare connessi al resto del Paese, non a caso, una larga parte dei comuni lucani rientra nelle categorie di “area periferica” o “ultraperiferica” individuate dalla Mappa delle Aree Interne dell’ISTAT. Le criticità riguardano soprattutto la viabilità interna, la quale nel Potentino comprende 205 strade per oltre 2.500 km complessivi, mentre nel Materano conta 108 strade per circa 1.000 km.
Si tratta di una rete ampia, spesso segnata da manutenzione insufficiente e da investimenti, in media, ben al di sotto del fabbisogno stimato; inoltre gli esigui interventi realizzati negli ultimi anni hanno avuto per lo più carattere emergenziale in risposta al dissesto idrogeologico.
A rendere ancora più evidente il quadro concorre la situazione di alcune arterie fondamentali, tra lavori incompleti, ammodernamenti parziali e tratti progressivamente scomparsi dalla programmazione concreta: è il caso della S.S. 407 Basentana, del raccordo autostradale Potenza-Sicignano degli Alburni, della S.S. 658 Potenza-Melfi e della S.S. 655 Bradanica e del collegamento tirrenico-adriatico Lauria-Candela. Un esempio simbolico è il collegamento tra Matera e Ferrandina lungo la S.S. 7, un’infrastruttura che continua a risultare insufficiente rispetto al ruolo strategico che dovrebbe svolgere nel collegare in modo efficiente i due capoluoghi di provincia lucani.
In aggiunta va menzionato il mancato inserimento nella rete transeuropea dei trasporti TEN-T. I grandi corridoi si sviluppano attorno alla Basilicata, ma non la integrano in maniera piena relegandola ai margini dei principali flussi nazionali ed europei.
Per chi studia e lavora fuori, tutto questo rappresenta un’esperienza concreta di disagio. Tornare a casa significa spesso affrontare viaggi lunghi, costosi e poco lineari: treni non diretti, coincidenze difficili, autobus che diventano l’unica alternativa possibile.
In Basilicata le infrastrutture non sono solo una questione tecnica, ma una questione di diritti, possibilità e appartenenza.
“Può dirsi (…) che la Basilicata sia sconosciuta in gran parte agli abitanti della Provincia stessa: che quasi nessuno qui io trovai che avesse visitato, avesse veduto i vari Comuni divisi fra loro da enormi distanze, non congiunti da vie di comunicazione. Sicché nella impervia Regione, quasi stranieri gli uni agli altri e perciò non cospiranti ad unico fine, sembrano gli abitatori che pur dovrebbero comporre una grande unità sociale.”
Giuseppe Zanardelli, 29 settembre 1902, Potenza
Nel corso della sua visita in Basilicata, lo statista Giuseppe Zanardelli colse con particolare lucidità uno degli elementi strutturali che maggiormente incidevano sulla condizione di arretratezza e frammentazione della regione, individuandolo non tanto in una generica marginalità economica quanto piuttosto nell’assenza di un sistema infrastrutturale capace di mettere realmente in relazione le diverse comunità del territorio.
Se si osserva questa riflessione alla luce della realtà contemporanea, appare evidente come la questione sollevata da Zanardelli mantenga ancora oggi una sorprendente attualità.
La carenza infrastrutturale ,infatti, assume un rilievo che supera ampiamente la dimensione logistica o economica, poiché incide direttamente sulla struttura delle relazioni sociali e sulla formazione del capitale culturale di un popolo: laddove il sistema delle connessioni territoriali è debole o insufficiente, viene meno quel flusso continuo di scambi e confronti che rappresenta il presupposto indispensabile per la maturazione di un pensiero collettivo.

DA ORIUNDO LUCANO DEVO DIRE CHE ZANARDELLI PER LA LUCANIA E’ STATO UN VERO PADRE. A MELFI L’ACQUEDOTTO PORTA QUELLA CHE PER NOI E’ L’ACQUA ZANARDELLI. PER ME CHE VIVO DAL 1966 A BRESCIA E’ UN DUPLICE ORGOGLIO CONOSCERE LA STORIA DI QUESTO GRANDE STATISTA. E SOLO PER DIVAGARE RICORDO LA BELLISSIMA CANZONE SCRITTA DA DE CURTIS(IN ARTE TOTÒ) TORNA A SURRIENTO.