Restare è resistere


La malinconia settembrina

Settembre, per chi resta a Potenza, è sempre il mese un po’ più difficile. Quel mese in cui, dopo tre mesi di sagre, feste e vacanze con la città e la regione stranamente piene, si torna improvvisamente allo sconforto della normalità. E allora inizi a chiederti se è giusto.
Se è giusto che tanti amici siano costretti ad andare, a partire per inseguire i propri sogni. A salire su quel treno che sembra non tornare mai.
E allora è spontaneo parlare dei problemi, delle soluzioni, di ciò che si potrebbe e non potrebbe fare meglio.
È proprio per questo che è nato questo spazio.
Perché restare è resistere.
Ma forse, ancor di più dovremmo parlare di quanto sia difficile per chi prende quel treno ogni settembre partire. Abbandonare la propria casa, la propria famiglia, la propria terra.
Questa è la radice della più profonda ingiustizia sociale che viviamo come generazione.

Dove inizia la fuga

In dieci anni abbiamo perso quasi 50.000 abitanti in Basilicata.
Dov’è la luce in fondo al tunnel?
Cosa sta facendo la politica per fermare questo processo?
Il tema diventa non più partire in quanto scelta, ma in quanto necessità.
Se 8 lucani su 10 studiano fuori, evidentemente bisogna chiedersi cos’è che non funziona. Perchè, leggendo i dati, si nota come il 25% dei laureati Unibas provenga da fuori regione: un dato in linea con la media nazionale del 24%.
Allora forse il tema non è tanto l’università in sé, quanto tutto ciò che la riguarda e la circonda.
Non esistono, a pensarci bene, punti di ritrovo, occasioni per stare insieme, una vera e propria “vita universitaria” per i ragazzi che studiano in Basilicata. Ed è un fattore.
Com’è un fattore il fatto che un ragazzo proveniente da un piccolo comune dell’entroterra lucano debba percorrere almeno mezz’ora di autostrade disastrate per frequentare due ore di lezione.

Altro fattore sono le opportunità professionali offerte ai laureati, che portano tanti di coloro che hanno scelto di studiare in Basilicata, ad andarsene per cercare lavoro.

Dove torna la speranza

Eppure resiste il valore dell’università come ascensore sociale: l’80% dei laureati Unibas è il primo della propria famiglia.
Ed è su questo aspetto che è fondamentale accendere i fari: non considerare, da parte delle amministrazioni, l’Unibas come presidio culturale e sociale per il presente e futuro della Basilicata è l’errore più grave. Perchè non esiste la Basilicata senza la sua università.
Compito delle amministrazioni presenti e future, compito della Politica, quella che dovremmo (e speriamo potremo) chiamare con la P maiuscola, sarà costruire una visione di Basilicata non più focalizzata sulle trivelle, sul turismo e sull’assistenzialismo, ma sui suoi giovani.
Per fare sì che settembre non sia più il mese più triste dell’anno, ma il mese in cui si torna a sognare, progettare e costruire il proprio futuro. In Basilicata.

Autore

Ciao, piacere di conoscerti👋
dalla redazione di NumeroZero

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