Basilicata, politica e futuro: un nuovo sguardo

Riflessioni, idee e un’analisi sullo stato dell’arte della rappresentanza politica lucana.


Basilicata chiama politica: nessuna risposta.

Secondo il filosofo francese Alexis de Tocqueville, il grande vantaggio della democrazia è che porta il governo vicino al popolo.

Siamo davvero sicuri che, per noi lucani, oggi sia ancora così?

Difatti, a oggi la politica lucana appare agli occhi dei suoi elettori debole, asettica, pressoché incapace di far valere le istanze di un territorio che può vantare solo 533.233 abitanti (dato Istat al dicembre 2023) e lotta ogni giorno per la sua sopravvivenza.

Ciò che vogliamo davvero indagare, tuttavia, è come si sia giunti a una situazione del genere e  quali siano le radici di un fenomeno così grave e, allo stesso tempo, sconfortante.

In effetti, un grande cambio di passo vi è stato con il Referendum costituzionale del 2020, con cui è stato tagliato il numero dei parlamentari: in tale occasione, a trionfare è stato il fronte del con oltre 17 milioni di voti. 

Si è, quindi, passati da un totale di 945 parlamentari, con 600 deputati e 315 senatori, a un Parlamento composto da 600 parlamentari, di cui 400 deputati e 200 senatori.

Ma cosa cambia concretamente per i cittadini?

La nostra Basilicata è sicuramente tra le regioni che, in termini assoluti, hanno perso meno seggi in tutta Italia. 

Il butterfly effect di un Referendum che sembrava rivoluzionario

Tuttavia, spulciando qualche dato, è facile intuire come la regione che ha subito la peggior variazione percentuale per quanto concerne il numero di rappresentanti rispetto agli abitanti sia proprio la nostra dannata e sfortunata Basilicata con uno straordinariamente disastroso -46%: quasi 10 punti in meno rispetto al dato nazionale!

Per una popolazione di circa 500.000 abitanti,  vengono eletti solamente 7 parlamentari, di cui 4 deputati e 3 senatori, tra cui alcuni non lucani.

La domanda che sorge spontanea è quale possa essere il rapporto tra una terra peculiare, complicata e ostica come la Basilicata e chi è chiamato a rappresentarla, specialmente quando non esiste un legame quotidiano e diretto con il territorio.

La Basilicata ha bisogno di passione, di rapporto giornaliero, di cura e di vicinanza da parte di una politica che, invece, sembra sempre più spesso ergere un muro fatto di incomunicabilità e distanza.

Il grande Gaetano Salvemini, nella prima parte del Novecento, sosteneva che il problema principale del Mezzogiorno fosse di esser stato governato troppo spesso senza essere conosciuto: un tema politico strutturale che, ancora oggi, nel 2026, è una vera e propria piaga in particolare per la nostra terra.

Chiudere un cerchio e aprirne uno nuovo

Non facciamoci prendere da sentimentalismi: la Basilicata, oggi, è una regione non solo scarsamente rappresentata, ma anche una regione da cui fugge il 78% dei giovani ogni anno, una regione in cui lo storytelling politico insegue ancora lo “scandalo”, il fatto eclatante che, invece di rendere la politica la scienza tramite cui risolvere i problemi dei cittadini, la trasforma in gossip e pettegolezzo spesso di matrice giustizialista e qualunquista.

La nascita di una nuova cultura politica liberata dal peso fossilizzato di una generazione ormai tramontata passa innanzitutto dalla vicinanza della politica stessa ai cittadini, dalla sua capacità di ascoltar(ci) e ridare fiato e respiro al suo messaggio e alla sua funzione etica, morale e sociale oltre che meramente politica.

E, soprattutto, dalla voglia dei giovani di attivarsi. 

Una nuova epoca è alle porte: sta a noi decidere se essere spettatori passivi o architetti del cambiamento.

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Ciao, piacere di conoscerti👋
dalla redazione di NumeroZero

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