Il serbatoio del Silenzio

Come la marginalità mediatica trasforma i diritti dei lucani


Esiste un confine invisibile che definisce la Basilicata come una terra non degna di essere raccontata. L’assunto è brutale: la povertà non fa rumore. Herbert Simon lo aveva previsto: in un sistema saturo di informazioni, l’attenzione diventa la vera risorsa scarsa. Più contenuti circolano, meno ciascuno riesce a incidere e la conoscenza smette di essere accumulata trasformandosi in consumo rapido e superficiale. Pochi secondi per contenuto, interrotti da notifiche continue che frammentano l’attenzione e rendono impossibile la sedimentazione. In questo ecosistema, esiste solo ciò che riesce a imporsi. 

La Basilicata soffre di una forma di inedia informativa: non un’assenza totale di notizie, ma una presenza intermittente e distorta. La povertà non fa rumore, ma accentua sempre più l’irrilevanza mediatica della periferia che, nel suo significato più ampio, non è solo uno spazio fisico ma una condizione relazionale: esiste in funzione di un centro da cui è distante. Quindi La narrazione della Basilicata come regione periferica, non è il risultato della distanza chilometrica, ma la conseguenza del trattamento dei lucani quali cittadini di serie B

Paradossalmente, la domanda di informazione non manca, infatti, come sottolinea il rapporto Epodi, la televisione resta il principale mezzo informativo: il TG1 è seguito dal 63% della popolazione, mentre il TGR3 regionale registra uno share del 38,2% tra i più alti a livello nazionale. La Basilicata si informa, ma non entra nell’agenda. Questo silenzio è performativo e crea un cortocircuito: senza visibilità non c’è pressione e senza pressione, non c’è intervento, trasformando la marginalità mediatica in marginalità politica, e nelle comunità periferiche si radica l’isolamento ontologico ovvero la convinzione di non contare nulla.

La crisi idrica che ha colpito la Basilicata a partire dal 2024 è l’esempio perfetto di irrilevanza mediatica. I razionamenti d’acqua hanno riguardato lo schema idrico “Basento-Bradano”, toccando oltre 140.000 persone. Eppure, nei TG nazionali delle ore 20:00, questa notizia è apparsa con una frequenza inferiore rispetto ai disagi idrici di città come Palermo o Catania. La narrazione siciliana è stata trainata dal rischio per il settore turistico, un tema che “buca lo schermo” nazionale. La crisi lucana, essendo prevalentemente agricola e legata a piccoli comuni dell’entroterra, è stata classificata dai media come “problema settoriale e locale”.

La Basilicata fornisce ogni anno circa200 milioni di metri cubi di acqua alla Puglia. Durante la crisi del 2024, mentre i comuni lucani subivano razionamenti, i flussi verso l’Acquedotto Pugliese sono stati mantenuti per garantire i servizi essenziali e l’industria (ILVA). Il fatto che i media nazionali abbiano parlato della Basilicata solo in funzione della Puglia, usando titoli quali “Rischio stop acqua per l’Ilva” conferma la tesi antecedentemente proposta: la periferia esiste per il centro solo come fornitrice di risorse. Effettuando una ricerca incrociata tra “Siccità Basilicata” e “Siccità Sicilia” nel periodo settembre-novembre 2024 su aggregatori di notizie nazionali riscontriamo che il volume di articoli delle testate nazionali sulla crisi siciliana sovrasta quello lucano con un rapporto di circa 3 a 1. Il risultato è semplice: alcune crisi diventano tragedie nazionali, altre restano problemi locali

Come si esce da questa bolla mediatica, se la personalizzazione algoritmica non fa altro che rinchiuderci nelle nostre convinzioni fino a trasformarle in verità?

Il problema è strutturale: le piattaforme non sono neutrali, selezionano e filtrano mostrandoci ciò che conferma quello che pensiamo. E’ un meccanismo nel quale però non siamo solo vittime: siamo produttori e consumatori di contenuti allo stesso tempo, ma l’interattività, da sola, non genera rilevanza. E’ necessaria un’educazione all’informazione che renda le comunità locali consapevoli del proprio potere narrativo: documentare non è solo cronaca, è un atto di riappropriazione del territorio, costruendo la rilevanza attraverso scelte collettive e intenzionali.

Se iniziamo a orientare attivamente il flusso, rendendo virali i contenuti che riguardano il nostro territorio, allora interveniamo nel meccanismo stesso che produce visibilità. È una questione di pressione. I media parlano di ciò che genera traffico. Il traffico genera agenda. L’agenda genera politica. È qui che si gioca la partita: trasformare la Basilicata da oggetto marginale a tema inevitabile. Non perché qualcuno dall’alto decide che lo sia, ma perché dal basso diventa impossibile ignorarla. La rilevanza non si concede, si costruisce. E oggi, nel bene e nel male, abbiamo gli strumenti per farlo. La fine dell’isolamento comincia dalla fine del silenzio interiore.

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dalla redazione di NumeroZero

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