CONTROCORRENTE
Le nostre proposte per evitare il declino
La narrazione riguardante la Basilicata ha sempre evidenziato una serie di problemi: l’incessante aumento dell’età media, la scarsa densità di popolazione e gli eterni problemi strutturali. Vieppiù: da anni si assiste a una lenta ma continua emigrazione che spolpa le aree interne in favore dei maggiori centri abitati. Nonostante la buona fede ci imponga di dover sottolineare la non limitazione di tale fenomeno alla sola terra lucana, risulta parimenti doverosa la denuncia di una mancanza totale di controproposte da parte del “quarto potere” dello Stato. Uno sguardo alle varie testate giornalistiche locali pare quasi suggerire che la ricerca di strilli e “titoli spaccapietre” sia prioritaria rispetto alla fornitura di un’informazione utile alla costruzione di un dibattito. Rebus sic stantibus, tale contesto ha alimentato l’esigenza di voler riservare una parte di questo fascicolo all’avanzamento di proposte relative alle trattate questioni.
In un numero dedicato alla partecipazione, l’apertura con un’analisi dei dati sull’affluenza elettorale era più che doverosa. La tutt’altro che temporanea diserzione delle cabine fa rilevare come il “non voto” sia una precisa scelta, causata precipuamente dall’insoddisfazione dell’offerta politica. In Via Verrastro come in Piazza Matteotti, tuttavia, sembra che nessuno si sia chiesto come riallacciare i rapporti con gli elettori: gli scandali susseguitisi nell’ultimo decennio – da “rimborsopoli” agli attuali vitalizi – ne sono un esempio.
Che fare, dunque, per incrementare il numero dei partecipanti alle urne? Una risposta non può che dedursi dall’analisi di un più ampio scenario. Urge innanzitutto che gli esponenti politici locali ripensino al loro modo di comunicare: le ultime campagne elettorali testimoniano come solo incidentalmente i giovani siano menzionati, più per marketing che per l’apertura di un vero dossier. Poiché la situazione non migliora neanche nei piccoli comuni, una tempestiva riflessione sull’errato utilizzo delle nuove piattaforme è imprescindibile.
D’altronde, anche a voler diversamente opinare, non si dovrebbe fare altro che sperimentare i virtuosi esempi già presenti altrove; si pensi ai modelli capitolini o alle iniziative proposte da “GiovaniSì” in Toscana.
Lo spostamento del (poco) dibattito sui social, tra l’altro, ha acuito il tracollo dei cosiddetti “luoghi della politica”: i centri di aggregazione, al pari dei comizi in piazza, sono oggigiorno divenuti delle vere e proprie chimere. Sarà solo reclamando questi luoghi, anche virtuali, che i lucani esigeranno una nuova legittimazione del potere pubblico, rompendo un approccio clientelare che troppe volte ha occupato i palazzi della politica lucana.
Un sistema che, tuttavia, non è una novità per il Mezzogiorno. L’ormai secolare racconto di un Sud considerato come “zavorra” del Nord è stato spesso la genesi di una gestione emergenziale – più che strutturale – dell’intero argomento, inducendo alla creazione di quello che in queste pagine è stato definito “Meridionalismo Passivo”. Si badi bene: si sta qui parlando di una struttura che ha tutto l’interesse a tutelarsi da spinte esogene. Se sul tema gli esempi si sprecano, vale quantomeno la pena menzionare gli ostacoli quotidianamente posti al voto dei fuorisede. Pur volendo glissare sul tema dell’affluenza, statistica vuole che il voto lucano favorisca i residenti (di norma più attempati) anziché i giovani. Al fine di evitare ciò, non si può che prevedere una legge – anche regionale – in risposta alla disuguaglianza sostanziale caratterizzante tale situazione.
L’obiettivo di questa rivista, insomma, si palesa nel momento in cui rileva come la nostra regione si trovi dinanzi a un bivio. Può essere questa l’ultima possibilità che i giovani danno alla propria terra oppure si alimenterà la propaganda di chi li colpevolizza, vedendoli come dei carnefici, miscredenti nelle possibilità offerte da questo territorio? La politica aprirà le orecchie alle proposte avanzate oppure tratterà ancora una volta la voce dei propri figli come una vox clamantis in deserto?

