GLI ISOLAMENTI LUCANI
Dopo quanto già analizzato nelle scorse pagine, parlare di “isolamento” al singolare risulta quantomeno riduttivo. Il lettore, infatti, avrà certamente colto le numerose sfaccettature di un simile tema: vi è l’isolamento infrastrutturale, con tutte le difficoltà dei lucani nel connettersi ad altre città; aspetto non irrilevante anche sul fronte imprenditoriale, in quanto le stesse aziende sono poi ostacolate dal connettersi ai grandi hub di mercato. Si è poi parlato di un isolamento politico, con cittadini sovente dimenticati dalla rispettiva classe dirigente: il referendum sul taglio dei parlamentari non ha fatto altro che acuire tale forbice. Si è finanche arrivati a parlare di un isolamento mediatico, coi principali canali d’informazione nazionali che non sempre trasmettono le quotidiane difficoltà delle nostre latitudini. Dinanzi a tali scenari, il rischio di sentirsi impotenti è concreto e attuale, ma non ci può lasciare indifferenti. Senza la minima pretesa della massima esaurienza, sono immaginabili azioni lungo (almeno) tre linee direttive:
- Rappresentanza politica
Quando nel 2020 fu avanzata la proposta del referendum riguardante il taglio dei parlamentari, la maggior parte dei partiti politici si schierò a favore. Il motivo era presto detto: una maggioranza bulgara in favore del Sì era largamente preannunciabile. Tuttavia, non si tenne in considerazione che le conseguenze peggiori di quella disfatta sarebbero cadute addosso alle circoscrizioni elettorali maggiormente estese ma scarsamente popolate. Per far fronte al -46% di delegati popolari, pertanto, tali nostre proposte non fanno altro che riproporre quanto già accade, con successo, in altre zone del mondo.
Sul punto, un esempio proveniente dal lontano Brasile merita quantomeno di essere menzionato. Quando nel 1989 il bilancio partecipativo fu proposto a Porto Alegre, difficilmente si immaginava che questo modello potesse prendere piede in tutto il mondo. In poche parole, tale istituto permette alla cittadinanza di riunirsi in assemblee per individuare le voci di spesa da inserire nel corso del successivo bilancio. Sebbene non vincolante, questo ha assunto una fortissima connotazione politica, favorendo sia una giustizia redistributiva, nonché un maggior collegamento col territorio.
Un’ulteriore e più immediata soluzione si potrebbe sostenere coi comitati territoriali. Simili tipologie aggregative sono state fortemente favorite durante la fine del secolo scorso, quando il crollo dei partiti tradizionali ha portato alla perdita dei corpi intermedi. Tuttavia, proprio la loro nascita spontanea e dal basso ha comportato una debole organizzazione. Perché, allora, non rafforzare tali strutture, magari anche favorendo incontri dei rappresentanti con queste realtà? Nelle grandi città spesso i vertici istituzionali locali organizzano sporadici incontri con la cittadinanza che vive un quartiere: si potrebbe replicare lo stesso, soprattutto quando è in corso l’approvazione di un’autorizzazione per la costruzione di una grande opera. Vieppiù: il mondo anglosassone e quello tedesco conoscono forme aggregative che prendono il nome di “Constituencies offices”, cioè delle sedi locali utili ai rappresentanti parlamentari per favorire l’incontro con gli elettori nei loro collegi elettorali specifici.
Ciò detto, se neanche queste proposte dovessero essere ritenute idonee per favorire gli incontri tra la cittadinanza e i delegati dei lucani a Roma, la redazione di Numero Zero si propone di fare da ponte tra i cives e i relativi rappresentanti, con modalità tali da favorire un dibattito equo e imparziale.
- Infrastrutture viarie, digitali e mediatiche
Se è vero che in Basilicata non vi è la “leva” necessaria per favorire una svolta epocale, ciò non esclude sia auspicabile migliorare quanto già esistente.Brevi spunti circa il rafforzamento infrastrutturale si rendono quindi necessari, rimandando a future pubblicazioni più ampie e approfondite considerazioni.
In primis, lo spaccato sulle ferrovie lucane è tale da lasciare attoniti anche i viaggiatori più abituati, soprattutto se confrontato con le infrastrutture presenti prima di Salerno. Numerosi lavori hanno fatto sì che le stazioni lucane funzionassero a singhiozzo, lasciando ai lucani poche possibilità per raggiungere i principali snodi ferroviari. Su queste basi, perché allora non approfondire la fattibilità di un collegamento tra Auletta e Tito-Potenza? Stando a numerosi comunicati stampa, questa ipotesi non risulta essere neanche stata valutata dai relativi uffici competenti, in quanto la posizione della Regione Basilicata è risultata assente. Al contrario, si è invece potenziato il collegamento tra Baragiano-Tito, nonostante le criticità legate alle pendenze e alle difficoltà tecniche. Tutto ciò porta inevitabilmente a chiedersi: se la proposta iniziale avanzata nell’ambito del PNRR fosse stata quantomeno considerata, ci troveremmo oggi nella stessa situazione? Le difficoltà non cambiano nel momento in cui si sposta il focus sugli aeroporti campani. Allo stato attuale delle cose, infatti, i collegamenti sono limitati, con uno scarso numero di corse. Sarebbe certamente auspicabile un potenziamento, quantomeno a ridosso delle festività. Ulteriori proposte possono essere rinvenute incentivando non tanto l’offerta di collegamenti, ma calmierando i prezzi attualmente determinati dal mercato. In tal modo, si permetterebbe a noi giovani di tornare e mantenere maggiormente un contatto col territorio d’origine.
Cambiando argomento ma sempre concentrandosi sulle infrastrutture, è il caso di far notare come la fibra ultraveloce in Basilicata stia avendo una forte espansione solo negli ultimi anni. Questo progresso tecnologico può divenire il volano per tutti i desiderosi che intendono far conciliare la carriera professionale con una vita lontana dal caos metropolitano, permettendo finalmente di restare nella propria terra natia mediante le possibilità favorite dallo smart working. La regione Toscana, sul punto, è stata promotrice di simili politiche. Specificamente, le istituzioni locali hanno previsto voucher economici per incentivare l’acquisto di immobili e le locazioni abitative nelle zone rurali.
Un simile tema dovrebbe interessare una parte trasversale della scena politica: la crisi del polo Stellantis di Melfi risulta essere ormai strutturale. Insomma, il tema della riorganizzazione del lavoro va posto: non si possono lasciare migliaia di famiglie in balia di scelte prese altrove, col rischio della perdita di competenze dei lavoratori acquisite in questi siti. Competenze, si badi bene, che in Basilicata si acquisiscono non solo nei posti di lavoro, ma anche nei principali centri di distribuzione del sapere: università, scuole e centri di formazione su tutti. Se l’intervista qui proposta ha dimostrato come molto è stato fatto, sicuramente molto si può ancora fare: si pensi semplicemente alla possibilità di rafforzare quei collegamenti con le imprese locali, valorizzandone e creandone di nuovi. Un intervento strutturale si rivela sempre più impellente, in quanto, come già riportato nei precedenti articoli, i dati ISTAT dimostrano come la Basilicata abbia un tasso elevato di giovani in età lavorativa che non studiano e non lavorano.
Infine, non si è persa l’occasione anche per parlare della desertificazione bancaria. Tale tema non è secondario, in quanto fare rete con questi servizi risulta essere cruciale a fronte dell’invecchiamento della popolazione, soprattutto nelle aree interne. Potrebbero essere proposti, per esempio, incentivi in favore dei piccoli commercianti (vedasi i tabaccai, notoriamente presenti anche nelle zone più remote) affinché comincino a prevedere queste tipologie di servizi. Si badi bene: tutto ciò non deve in alcun modo interrompere quel processo di digitalizzazione che sta già interessando il mondo contemporaneo. Tuttavia, un simile processo può essere accompagnato – per così dire – in modo tale da non lasciare indietro tutti quelli che non hanno un rapporto così diretto col mondo della tecnologia. Sul punto, infatti, si potrebbero immaginare dei programmi di rafforzamento, come nell’ambito del servizio civile, per insegnare a usare il mobile bankingagli anziani da parte dei giovani. In alternativa, si potrebbero prevedere delle banche itineranti con cadenze prestabilite in modo tale da evitare il completo isolamento delle zone dell’entroterra.
Come ci si sarà certamente resi conto, anche l’argomento comunicativo può rientrare nel più ampio tema dell’isolamento. Si è infatti sottolineata la poca rilevanza delle notizie locali a livello nazionale. Seppur ci si renda conto come una parte di queste logiche sfugga a valutazioni politiche, una riflessione che non si limiti al semplice appello va fatta.
- Comunicazione mediatica
Innanzitutto, un’effettiva educazione civica all’informazione è necessaria sin dai primi anni scolastici. Soprattutto in un’epoca caratterizzata dall’impennata vertiginosa dell’intelligenza artificiale, essere capaci di valutare in maniera appropriata le notizie proposte dai social e dai canali informativi. Successivamente, per favorire un’informazione radicata sul territorio, è necessario rendere virale la narrazione lucana. Al giorno d’oggi, l’informazione non è più solo cartacea: è podcast, audiovisiva e onnicomprensiva. Solo agendo in questo modo si concretizzerà l’entrata della Basilicata nel dibattito pubblico nazionale. Noi siamo pronti a fare la nostra parte.
