Dire, Fare, Restare.
Breve storia di uno studente (NON) fuorisede
«Dire, fare, restare» è il racconto di una scelta che in Basilicata diventa spesso un’eccezione.
In una terra segnata dall’isolamento e da una narrazione che spinge a partire, decidere di restare per l’università può sembrare un atto controcorrente. Eppure, c’è chi ha trasformato questa scelta da possibile rinuncia a visione, scoprendo che restare significa anche imparare ad accogliere chi arriva per costruire insieme nuove opportunità.
Un’opportunità, non un ripiego: scegliere di studiare vicino casa viene talvolta letta come una scelta di “comodo” in un contesto sociale e mediatico che spesso celebra la fuga dai piccoli centri come l’unica via per il successo. Tu come hai trasformato questa scelta in un’opportunità attiva?
Rimanere a Potenza è stata una scelta ponderata e consapevole che rifarei. Molti l’hanno giudicata, convinti che l’Unibas potesse offrirmi meno rispetto ad atenei più “blasonati”. A distanza di quasi due anni dalla conclusione del mio percorso, affermo con certezza che si trattava solo di un pregiudizio. Durante gli studi, ho potuto spendermi in tante realtà sul territorio e contemporaneamente aiutare mio padre nella sua attività portandone all’interno l’innovazione e le competenze apprese in università. La cosa più bella è stata creare relazioni con i “fuorisede”. Anche Potenza, infatti, ha dei fuorisede che hanno bisogno di essere accolti e integrati in una città che non offre tanto a livello di intrattenimento giovanile, per ora. Questo mi ha permesso di esplorare nuove culture e soprattutto trasmettere le tradizioni e i valori locali, di cui si sono innamorati. Trattenermi a Potenza negli anni da studente che si guarda attorno per il suo futuro, mi ha permesso di conoscere tante realtà che il territorio offre ma che noi rifiutiamo di vedere o che, semplicemente, non vediamo perché cerchiamo direttamente altrove.
Il valore aggiunto del territorio: quali aspetti specifici dell’offerta formativa del tuo ateneo o delle opportunità offerte dal tessuto culturale e sociale di Potenza ti hanno sorpreso positivamente, magari sfatando luoghi comuni su una presunta “provincialità” della formazione locale?
Il valore dell’Unibas é notevole. La formazione che mi ha dato mi ha permesso di affrontare gli studi successivi fuori Potenza con una formazione solida. Essendo un ateneo piccolo si è molto seguiti, e, talvolta, i professori aiutano anche a trovare occupazione al termine degli studi; se viene vissuto in maniera attiva, curiosa e propositiva finirà per diventare davvero una seconda casa.
Una scelta scomoda nella comodità: quali sono le criticità a cui hai dovuto far fronte durante il tuo percorso di studi?
Una delle principali criticità dell’Università della Basilicata è il collegamento ancora limitato con il mondo del lavoro: le opportunità esistono, ma serve un’integrazione più diretta nell’inserimento professionale. Le dimensioni ridotte dell’ateneo sono però, come dicevo prima, un punto di forza, perché permettono rapporti più personali che potrebbero estendersi anche alle imprese e agli enti del territorio. Infine anche la città dovrebbe contribuire con servizi e opportunità, perchése restare è una scelta consapevole, oggi, per molti, andare via resta ancora la strada più semplice.
Un cambiamento radicale: perché dopo aver scelto di svolgere la triennale a Potenza, hai deciso di andare fuori?
Ho scelto di andare fuori innanzitutto perché la magistrale che avevo individuato non era presente a Potenza. Una scelta che comunque avrei fatto perché credo ci sia bisogno di andar via per acquisire una propria indipendenza e maggiori responsabilità che la vita da fuorisede, inevitabilmente, dà, ma anche per arricchire il bagaglio di conoscenze che una città diversa da quella di provenienza può offrire.
Un investimento a doppio filo: parliamo di “investire sul territorio”. Oltre al tuo percorso di studi, in che modo senti che la vostra generazione di giovani lucani che restano può concretamente contribuire a migliorare o a innovare la realtà della Basilicata? Ti senti parte di una comunità che prova a cambiare le cose dall’interno?
L’unico modo per migliorare la Basilicata è crederci davvero. Il turismo porta investimenti, occupazione, infrastrutture moderne ed efficienti e questo permette di creare nuove economie e realtà produttive che vogliono investire nella nostra terra. Per farlo occorre portare le competenze (acquisite sia qui che altrove) nel nostro territorio arricchendo la comunità per restituire valore e cambiamento.
Lo sguardo al futuro, tra dubbi e certezze: se dovessi descrivere il tuo rapporto con Potenza e la Lucania oggi, useresti più l’immagine delle radici (qualcosa che ti tiene saldo e ti dà sicurezza) o quella delle ali (una base solida da cui spiccare il volo verso nuove esperienze)?
Mi rivedo più in delle ali, ora volate altrove per nuovi studi ed esperienze, ma che saranno delle radici pronte, in futuro, ad essere piantate salde nel terreno lucano. Radici nuove, attaccate ai valori e alla tradizione della Basilicata ma con uno sguardo diverso, più ricco e innovativo.
