Dalla conoscenza all’appartenenza:
raccontare e valorizzare la Basilicata


Per capire meglio il rapporto tra architettura, territorio e comunità, abbiamo incontrato Michele Graziadei, architetto e già presidente dell’Ordine degli Architetti di Potenza.

L’associazione degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Potenza nasce con l’obiettivo di valorizzare, tutelare e diffondere la cultura architettonica e urbanistica lucana, ma nel tempo ha ampliato il proprio campo d’azione, diventando un punto di riferimento culturale per il territorio.

Rigenerazione urbana, sostenibilità, recupero dei centri storici e valorizzazione del patrimonio lucano si intrecciano con una forte attenzione alla dimensione internazionale, attraverso progetti e mostre capaci di portare la Basilicata oltre i suoi confini.

«La nostra è un’associazione che nasce tra un gruppo di architetti, ma che poi si allarga e diventa di fatto un’associazione di promozione sociale, aperta a tutte le fasce sociali possibili e immaginabili. Ci sono molte categorie tecniche, come ingegneri, geometri, agronomi e geologi, ma anche persone di cultura, insegnanti, studiosi e filosofi. Ci sono giovani, molti studenti e anche lavoratori.

Non siamo più Fondazione Architetti: abbiamo fatto una ridenominazione perché ci siamo iscritti al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, come associazione di promozione sociale. La nuova denominazione è Archi… Mete: sarebbero le mete degli architetti, ovvero di chi si muove.

L’associazione ha come obiettivo la conoscenza della regione Basilicata e la sua divulgazione, non soltanto di quelli che siamo stati, ma anche di quelli che siamo e, forse, di dire quello che vorremmo essere. Servono la conoscenza, un progetto chiaro e preciso, sapere da dove partire e avere non il punto di arrivo, ma quantomeno una direttrice lungo la quale muoversi e camminare. Questo è un po’ il principio, la nostra missione.

Da qui nasce il nostro lavoro di valorizzazione e proposta del territorio. Abbiamo fatto diverse iniziative nel settore tecnico-urbanistico e legislativo, ma abbiamo curato moltissimo anche l’aspetto storico, il paesaggio, le tradizioni, l’urbanistica e l’architettura. La conoscenza di che cosa siamo, di che cosa siamo stati, della storia della nostra regione e dei nostri paesi è un elemento fondamentale. Serve per rilanciare il nostro territorio verso gli altri.

E quando dico “gli altri” non dico soltanto a quelli che sono fuori regione, ma parlo anche ai lucani, a quelli che non conoscono la Lucania, che non conoscono le nostre tradizioni, il nostro paesaggio.

Abbiamo fatto un’infinità di iniziative, di convegni, di incontri per “evangelizzare” la Basilicata. In genere abbiamo fatto girare queste iniziative non soltanto in Italia e in Europa, ma anche in America Centrale e in America del Sud.

L’anno scorso siamo tornati da una tournée in Perù, dove abbiamo portato la mostra “Matera e la Basilicata”.

La mostra, attraverso fotografie e contenuti multimediali, racconta la Basilicata attraverso la sua storia, il paesaggio e l’identità locale, creando anche un’occasione di incontro e di scambio culturale con il Perù. Ha avuto un grandissimo successo! Si è svolta principalmente a Lima, con l’esposizione e la presentazione della mostra e un convegno proprio sulla Basilicata, per far conoscere Matera e il suo bagaglio in quanto capitale della cultura. Nel 2025, a Lima, c’è stata la Fiera internazionale dell’editoria e l’ambasciata italiana ha voluto a tutti i costi che il padiglione italiano iniziasse con la mostra “Matera e la Basilicata”.

Anche in Basilicata abbiamo continuato a lavorare sulla conoscenza del territorio e sulle sue criticità. L’ultima cosa che abbiamo fatto qui a Potenza si è svolta nella Cappella dei Celestini, in occasione del Maggio Potentino, dove si è svolta la mostra “Silenzio… parlano le pietre”, che racconta chi siamo, da dove veniamo e che fine dobbiamo fare.

dibattito molto ampio sul futuro dei centri storici minori, sullo stato di degrado, di abbandono e di spopolamento di tutti i paesi della Basilicata, specialmente quelli dell’interno, dove ormai non c’è più niente, non è rimasto più nessuno. Non raccontiamo solo le cose belle ma anche il vero stato in cui viviamo abbracciando e le brutture. Ed è proprio la conoscenza che può diventare lo strumento per affrontare questo problema. Noi la Basilicata la dobbiamo conoscere così da aprirci alla possibilità di riappropriarci del territorio e di affrontare il suo abbandono.

Un altro progetto che implica il coinvolgimento dei giovani è “La città dei bambini e delle bambine”, che si svolge attraverso le scuole. Invitiamo i ragazzi a esprimersi attraverso un foglio di carta, un disegno: come vivono, come vedono la propria città e come la vorrebbero vedere. Possono denunciare qualcosa di brutto oppure esprimersi con un sogno, qualcosa che vorrebbero tanto poter avere, come un parco.

Questo progetto raccoglie ogni elemento come prezioso punto di inizio, non c’è nessun tipo di condizionamento, perché parliamo con i soggetti più liberi di poter esprimersi.

Un giovane, per poter amare questo territorio, lo deve conoscere. Ciò significa imparare a rapportarsi anche con ciò che non ci piace, trovare un interesse culturale all’interno della città, costruire un modo di rapportarsi alla città, all’ambiente, al paesaggio, alle brutture della città, per cercare di migliorare.

Però è chiaro che, per fare queste cose, i giovani hanno bisogno anche di avere una ragione per restare e imparare ad apprezzare il territorio. Hanno bisogno di avere lavoro, se ciò manca, purtroppo sono costretti ad andare via. Noi così come le autorità, dobbiamo cercare di creare per i giovani, per il futuro, per le generazioni, anche delle attività che possano consentire una vita e quindi un insediamento.

Quindi recuperare questo senso di appartenenza, sentire che la città comunque è la nostra, ci appartiene, dobbiamo fare qualche cosa per poter essere anche incisivi, perché lì ci sono le nostre radici, la nostra storia.

Tra le prossime sfide c’è quella di recuperare il senso di appartenenza attraverso la conoscenza della storia e dei luoghi, a partire dal Rione Santa Maria di Potenza. Un altro progetto riguarda i chiostri della Basilicata, spesso poco conosciuti, da valorizzare attraverso itinerari capaci di attraversare il territorio.

Prosegue inoltre il lavoro con i giovani, attraverso progetti che li coinvolgano direttamente nella lettura e nell’immaginazione della città.

«Tutte queste iniziative nascono dalla stessa esigenza: conoscere per poter riconoscere, amare e valorizzare il territorio. Recuperare il senso di appartenenza significa tornare a guardare le nostre radici, la nostra storia e le nostre pietre, per capire che cosa abbiamo e che cosa possiamo ancora costruire. Perché, in fondo, la conoscenza è l’elemento fondamentale per riappropriarsi del territorio.»

Autore

Ciao, piacere di conoscerti👋
dalla redazione di NumeroZero

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    Care ragazze e cari ragazzi,
    quando nasce una nuova iniziativa editoriale, grande o piccola che sia, succede sempre una cosa che alle nostre latitudini sembra quasi misteriosa: qualcuno decide che il silenzio non basta più. Che le chiacchiere al bar, le idee dette a metà, i sogni raccontati solo agli amici stretti meritano carta, inchiostro e soprattutto coraggio. E il coraggio, in Lucania, non è mai stato rumoroso.

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