Sfuogo
Fa caldo, spropositatamente, a Roma è Venerdì 28 Luglio. Che cazzo, si è costretti a sedersi a scrivere per una rivista, piccola ma verace, di cui faccio felicemente parte. Da universitari si galleggia a stento ancora all’interno dell’alone delle adolescenziali “vacanze”.
Da chi? Come?Come mai? DA CHE COSA?
Insomma: si aborre il sedersi in estate.
Ogni volta è fineluglio e devi pulire casa. Devi disinfestarla più che pulirla: coacervi di polvere, cascate di tabacco. Il vetro: un nuovo gesù cristo in quanto si narra risorga nei loculi cinquantennali e universitari e mafiosi e romani. Vecchiaie annidate lì dentro da scovare, nella caccia al tesoro del puzzo di chiuso senile della casupola.
Intorno il calare delle palpebre alla luce di tutti i palazzi, i giorni di ferie spasmodicamente passati al mare, al lido perchémagari “ce lo si può permettere”, i docenti universitari verso litorali esoticie antropologicamente rilevanti, tua nonna alle terme e io alla Lidl a comprare una malvagia falanghina da sbevuccchiare, nel dubbio profondo tra il comprare i bicchieri di plastica o meno.
Perchè non devo sporcare!
Se avessi per un anno l’attenzione di oggi per la mia topaia, sarei un adulto responsabile, un temerario e apprezzabile casalingo. E invece come tutte le mie idee notturne, la sporcizia coagula e fa massa, si accumula proprio come le mie idee nottambule…e io procrastino, perché la sporcizia come le idee ti dà la superba impressione di non farsi notare ma, allo stesso tempo, di esserti indimenticabile.
Rollare sui libri vecchi,buttare la cialda del caffè, cremarei rotoli di carta igienica, cenerizzare i cotton fioc e quindi privarsi dello spasmodico masochismo di notare il tuo stesso cerume.
Basterebbe poco! Ma calpestare i miti definitivamente mi piacerebbe, peccatomi dia un enorme fastidio.
La valigia è mezza piena per scendere alla nuova contea edonistica. Magari con un Roma-Scalea/Maratea, fra un po’, farò un viaggio da pascià, vuoi mettere sentirsi un isolano,uno che guarda l’Italia come il continente, come si guarderebbe l’America, come si avvicina un mito, che impressiona ma fa schifo, è da combattere.
ad abbassare la testa in giro, per la Rabbia, sembra ci sia rimasta solo quella, solo e nient’altro, rabbia, mossa da altra rabbia in agguato mossa da rabbia senza amore, odio senza passione, rabbia funesta di una generazione senza nome, che è incazzata si! Ma si è dimenticata l’amore, la tenerezza! È solo rabbia, che ci fa sopravvivere e non fiorire.
Ormai fra sei ore parto, convinto di essere abbracciato e non curante del non sentire abbastanza gli abbracci. Un padre, una madre da ringraziare e portare la croce dell’ipocrita, oltre alla valigia delle zevole lorde.
Camminare in un paese risoluto come una mano di donna, presuntuoso e lontano. E perdere il segno dei volti e la musica dei piedi per la dissonanza del semaforo.
Quellaconsonanza non ci è bastata,quel sud lì io l’ho odiato,e quando mi faccio le valigie lo vedo passare nella metropolitana ma non lo riconosco, me lo sono scordato.
Mi fa più freddo il freddo d’inverno e meno caldo il sole dell’estate, mi impressiona la beltà di quel luogo che ancora fortunatamente ignorate. Sono già escluso dalla scontentezza felice, sono già andato e se avessi fatto solo per andarmene, sarei già stato un indeciso.
Non mi manca niente in quanto ho più che tutto sopravvivere, ma sono un esiliato, un esiliato volontario e contento ma uno straniero, un estraneato.
Sarò destinato a essere forestiero, e fa male cane, ai forestieri si fa troppo male,e saremo forestieri! Fra cinque ore salirò su un bus e avrò vergogna, vorrò non puzzare e non sembrare cambiato, ma quella è una deportazione, in qualche modo premeditata, verso l’ipocrisia, la pietà fortunatamente mancata e la frustrazione.
Devo mettere ancora le mutande e l’universo nella borsa, chiudere il gas e chiudere le imposte, lasciare un po’ di delusione.
Fra poco parto e non vorrei perdere l’autobus, perché torno ancora ma sempre più addolorato. Tornare forestieri…domani.
