Foto di SinixLab (G. M. Ireneo Alessi) / Wikimedia Commons – CC BY-SA 2.0 – immagine modificata
Lettera di Rocco Papaleo
Care ragazze e cari ragazzi,
quando nasce una nuova iniziativa editoriale, grande o piccola che sia, succede sempre una cosa che alle nostre latitudini sembra quasi misteriosa: qualcuno decide che il silenzio non basta più. Che le chiacchiere al bar, le idee dette a metà, i sogni raccontati solo agli amici stretti meritano carta, inchiostro e soprattutto coraggio. E il coraggio, in Lucania, non è mai stato rumoroso. È quello delle partenze all’alba, delle valigie leggere e dei ritorni pieni di storie. È quello di chi resta e prova a inventarsi un futuro senza chiedere il permesso a nessuno. Un giornale, poi, è un animale strano: nasce piccolo, quasi timido, ma ha la presunzione bellissima di voler capire il mondo. E magari anche di cambiarlo un poco — che già sarebbe un miracolo sufficiente. Scrivere significa fermare per un attimo il tempo, dire: “Aspetta, questa cosa vale la pena raccontarla”. Vi auguro di non diventare mai troppo seri. La serietà, quando è eccessiva, asciuga le parole. Tenetevi stretti invece l’ironia, che è una forma di intelligenza meridionale: quella che sa ridere anche delle proprie malinconie e trasformarle in racconti. Parlate dei vostri paesi, delle piazze, delle contraddizioni, delle cose belle e di quelle storte.
Non cercate di sembrare altrove: il mondo, oggi più che mai, ha bisogno di voci che sappiano da dove vengono.
E la Basilicata — lo sappiamo — sembra silenziosa solo a chi non sa ascoltare. Un giornale non è fatto di soltanto notizie, ma di sguardi: quelli che si posano sulla sua carta, e quelli di coloro che fissano il foglio bianco in attesa di riempirlo. I vostri sguardi che, adesso, sono nuovi. Approfittatene: guardate tutto con curiosità, fate domande scomode, difendete la leggerezza e non abbiate paura degli errori. Gli errori sono bozze della vita. Vi immagino mentre preparate il primo numero, tra entusiasmo e panico, con qualcuno che dice “ma chi ce lo fa fare?”. Ecco, tenetevi stretta proprio quella domanda: è lì dentro che nasce ogni avventura degna di essere vissuta. Buon inizio, dunque. E ricordatevi che le storie, come le strade del Sud, non vanno mai dritte — ma arrivano sempre da qualche parte.
Con affetto e un pizzico di musica in tasca.


Bellissimo contributo ad una bella iniziativa giornalistica